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Micro-Urbanistiche-Architettoniche

Micro-Urbanistiche-Architettoniche


Olanda, Rotterdam, Galleria per esposizioni temporanee di Rem Koolhaas, strada ad intenso traffico, un manufatto storico, un parco. Edificio su dislivello tra la strada, superiore, ed il parco. Il programma: 8.000 mq (in pianta è un quadrato di lato 60,00 metri) da frammentarsi per ogni possibile tipo di esposizione, al piano terra auditorium e ristorante con possibilità di accesso autonomo. La parole chiave per la lettura del progetto è circuito continuo 1. Una rampa pedonale divide il manufatto in senso longitudinale; percorso il piano inclinato (esterno-interno) siamo già dentro il manufatto, percorribilità in moto continuo. Si incontra la prima sala che è al livello del parco, con una seconda rampa, allo stesso livello ma sul lato opposto del parco, si entra nella sala di esposizione – è il nucleo del progetto. Altro piano inclinato fa da tetto al ristorante servendo da solaio dell’auditorium, l’ascensione continua fino alla terrazza dell’edificio. Argine – Intercettatore di flussi . Argine perché posto su un limite, dislivello tra la strada a grande viabilità ed il parco del vecchio museo; come tutti gli argini è percorso da viabilità varie. Altra parola chiave è intercettatore , e lo è di flussi viabilistici, pedonali, automobilistici; ma anche visivi. Il dolmen-cartellone pubblicitario – rotazione 15° rispetto l’asse di non simmetria dell’edificio – utilizza i metodi dei centri commerciali per segnalare la sua presenza. Spazi espositivi di tal fatta e centri commerciali, intercambiabili nella loro struttura fisica, hanno in comune la fluida costruzione dello spazio interno, i due sono luoghi di una nuova e diversa esperienza collettiva, ed in particolare sembrano assumere un rilievo che si può dedurre in prima analisi dal ruolo stesso che la funzione commerciale ed espositiva assume sia nella elaborazione di nuove forme di comunicazione (anche radicalmente innovative) sia nella costruzione dell’identità collettiva. Luogo di incontro, di scambio, di convergenza e di irraggiamento, indipendentemente dalla manipolazione di quanto converge e s’irraggia successivamente dal centro stesso, e cioè colloca il significato geometrico di centro all’interno di una vita relazionale, che si estrinseca in una infinita serie di movimenti nello spazio geografico di persone, cose, prodotti, idee, informazioni e così via. Centralità come convergenza. Nel senso di luogo di incontro e di scambio, di piazza e di mercato, il concetto di centro e di centralità richiama esplicitamente alle ragioni stesse di ogni forma di interazione sociale. Se infatti in geometria questo concetto assume un significato, nella geografia moderna questo individua situazioni varie o configurazioni spaziali che vanno ben oltre la distinzione tra “centro” e “periferia”. Microrganismi urbani, dove all’interno è possibile ritrovare tutti gli ingredienti che formano una città.

L’edificio di Koolhaas permette due richiami utili alla individuazione teorica dell’ambito operativo che si vuole definire. Il primo – il Palazzo dei congressi di Strasburgo 2, progetto lecorbusiano non realizzato del 1964, un insieme di percorsi che penetrano in un volume con pianta tendente al quadrato (lati 79,80 x 78,00 metri). Il secondo. I collages di Constant per New Babylon , precedenti e coevi al progetto di LC.

Debord ideatore e principale fondatore della associazione chiamata Internazionale Situazionista (IS) 3.Sotto l’ ombrello della IS si produssero avvenimenti ed idee entrate poi, quasi di soppiatto, nella cultura architettonico-urbanistica. Dérive , tecnica di «transizione fugace attraverso ambienti mutanti». 1957, nella piccola cittadina di Cosio d’Arroscia l’ IS nasce dalla fusione del Movimento Internazionale per una Bauhas Immaginista (MIBI) di Asger Jorn e la Internazionale Letrista (IL) di Debord. Tra il 1957 ed il 1969 alcuni situazionisti tra cui Jorn, Pinot Gallizio, e Constant organizzarono allestimenti vari in gallerie parigine e nel Stedeliijk Museum di Amsterdam, qui Constant espose nel 1959 la serie di New Babylon . I collage ed i plastici di Constant raccontano di derive ed influenze di luoghi su luoghi, di azioni su azioni, di struttura urbane ove si confonde l’idea di centro con quella di periferia. Attraverso Debord, Constant entrò in contatto con il pensiero dello storico olandese Johan Huizinga il cui Homo Ludens analizzava l’importanza del gioco nella storia della umanità. Attraverso Gallizio conobbe la struttura dell’accampamento dei gitani ad Alba (Plastico per un accampamento di gitani, 1958). Visione della urbanistica di Constant fatta di necessità di libero cambiamento dell’ homo ludens – migrazioni – in una estensione geografica indefinita carente di centro e periferia. Edifici per un movimento a circuito continuo dove, come scrive ne Le grand jeu à venir , si può «passeggiare dentro con spirito di avventura». Le mappe urbane di Debord disegnavano uno spazio metropolitano come un sistema di zone unite per frecce e vettori del desiderio. Montaggi di frammenti (The Naked City, Guide Psychogéographique de Paris ) costruiscono una città nella città ri-fatta secondo i desideri dei suoi naviganti. Salvatore Veca si domanda« come pensare le condizioni di possibilità di un processo aperto e continuo di negoziato tra identità proprio dello spazio pubblico democratico trasformato senza che la Babele delle differenze sullo sfondo della segmentazione, della tribalizzazione e del decentramento del paesaggio sociale si trasformi a sua volta nel bellum omnium contra omnes?». In The Practice of Everyday life il filosofo francese Michel de Certau propone lo studio dei metodi e delle dinamiche utilizzate dai “deboli” per sfruttare quanto offerto dai più “forti” per generare un ambito di azione all’interno della sfera urbana e dentro le limitazioni che sono imposte da regole consolidate. Le grandi masse umane in movimento in occidente hanno già iniziato a disegnare geografie diverse, ma Noi non ce ne accorgiamo. Se Delirious New York, come è stato definito, è una epistemologia del desiderio sarà anche possibile una estetica come cosmetica, allora la necessità delle cose sarà sostituità dal desiderio. Sarà possibile l’intercambiabilità delle tipologie riservate alla collettività, da luoghi della “cultura” (con virgolette), a luogo del mercato ? Trattasi di un esercizio di tolleranza in un panorama che ne richiede in quantità.

Il progetto lecorbusiano è esemplare di un metodo e leggibile come esercizio compositivo (le sei piante di O-C 1957-65 sono altrettante variazioni sul tema). Il tema potrebbe essere: dato un sistema viario come organizzarvi intorno una micro-città. Sorta di metafore urbane la galleria a Rotterdam, il palazzo dei congressi , come i collages di Constant descrivono operazioni di tipo urbanistico (o microurbanistico) per ambiti aperti alle possibili mutazioni secondo necessità date dal tempo e dai desideri.

1 OMA/Rem Koolhaas 1987-1993. El Croquis n°53.

2 Le Corbusier Œuvre complète 1957-1965. Les Editions d’Architecture Zurich 1965.

3 Simon Sadler, The Situationist City. The MIT Press 1998.