Categorie
Articoli

Sotterraneo o Semisotterraneo?

Sotterraneo o Semisotterraneo?


Architetture sotterranee, o meglio dire semi-sotterranee (ciò verrà chiarito in seguito): sulle riviste italiane di architettura sembra esserci un rinnovato interesse per questa antica procedura. Vi si dedicano Lotus 99 e Domus 812.

Lotus con un articolo di Kenneth Frampton, Domus con l’intero numero.

È necessario dichiarare subito, per sgomberare il campo da equivoci, che sono ben lontani i tempi delle grandi architetture lì «basso sotto concava pietra»1, lontane le grandi strutture ipogee dello Memnonium di Tebe, o le tante altre della tradizione classica. Allora perché ritornare sulla questione ? «Sous le Paris actuel, l’ancien Paris est distinct, comme le vieux texte dans les interlignes du nouveau»2. No, non vale neanche riesumare la metafora -complessa- della Parigi sotterranea; se non altro per differente destinazione funzionale, oggi, dei luoghi sotterranei ! Anche un grande costruttore di volumi architettonici sempre pensarti a mo’ di sculture come Le Corbusier (e le sculture vogliono la luce naturale – quella variabile nella giornata e nelle stagioni) ha un progetto ipogeo chiuso nell’armadio. Trattasi della Basilique de la Paix et du Pardon a la Sainte-Baume, località non lontana da Marsiglia3. Un’opera invisible, fatta, come si legge in O.C., per la illuminazione artificiale ma anche per l’«éclairage diurne naturel» (non per nulla al progetto sono associati gli schizzi dei sotterranei di Villa Adriana).

Luce: ecco la prima parola chiave. Gli schizzi di studio per il Museo Guggenheim a Salisburgo di Hans Hollein4 sembrano macchine per catturare da «sotto le grotte terra»5 i raggi vitali del sole. Chiaramente non solo la luce dovrà essere artificiale quando si è sottoterra, ma sarà generato da macchine tutto quanto serva a garantire il benessere dei luoghi. «Da subito ho iniziato ad apprezzare la concezione eccezionale della sotterranea di Mosca: non per il suo decoro “zuccheroso”, ma perché là il tema dell’architettura sotterranea era stato affrontato in maniera completa. Le stazioni sono “architetture di luce” con un determinato orientamento»6. Non è un caso che si parli di luce per manufatti sotterranei, l’aspirazione alla luce è tanto più forte quando questa è lontana.

La questione strutturale: nel citato articolo di Frampton emergono altre due parole chiave. Tettonica, intesa come arte del costruire, in greco tekton significa carpentiere, ed «allude soprattutto allo scheletro strutturale leggero e in tensione» comprendendo anche «la categoria della sterotomia che ancora dal greco si riferisce esclusivamente alla muratura portante pesante e sottoposta a forze di compressione»7. Poi c’è la categoria opposta la atettonica, quando cioè «la logica strutturale di un opera non viene espressa»8. Gli esempi delle colonne d’angolo dei miesiani Lake Shore Drive Apartments a Chicago e del Seagram Building a New York sono usati per dire della priorità o meno della struttura sul rivestimento9, segue poi il richiamo alla Casa Alcino Cardoso di Álvaro Siza – rimando alla «importanza critica delle “opere in terra”». Il “come” un edificio si posiziona nel terreno, ovvero quanto profondamente è radicato alla terra, tutte queste cose segnano, insieme, nell’articolo di K.F., la distanza tra maniere di fare architettura. Architetture al titanio risplendenti nell’aria ed altre silenti che hanno scelto di stare sotto il livello zero – tra le prime e le seconde c’è tutta la distanza che separa modi diversi di costruire il territorio. La scelta sotterranea ha coinvolgimenti urbanistici.

I manufatti presentati nel numero 812 di Domus (stazioni della metropolitana parigina escluse) denunciano tutti una particolare modalità di essere rispetto alla linea di terra. Sono edifici semisotterranei nel senso di essere o parzialmente incassati nel terreno, o ricoperti di terra. Il Velodromo di Dominique Perrault a Berlino10 è articolato con una serie di piccole differenze di quota tra piano strada e piano del velodromo, tra copertura metallica e piano verde del terrapieno; l’edificio quindi non è completamente sotterraneo, ma con una elevazione che non interferisce con le altre presenze della zona. Anche la Biblioteca universitaria dei Mecanoo a Deft in Olanda11 non può propriamente essere detta sotterranea (la sezione dell’edificio non permette, tecnicamente, questa definizione). Edificio coperto di terra, così come la casa unifamiliare di Sergio Signorini in Emilia Romagna12. Ciò che interessa qui è l’abbassamento della linea di orizzonte e quindi le conseguenze su quella di terra. I manufatti sprofondando nel suolo con una precisa scelta nel rapporto con quanto vi è nell’ intorno. Penso alle grandi spirali fatte negli anni settanta da un Richard Long o da un Robert Smithson che altro non sono che possibili letture d’ambiente, letture che attribuendo un senso ai luoghi ne svelano o la bellezza o l’assenza di questa. Allo stesso modo la modifica della tradizionale linea di orizzonte fa delle architetture che scelgono di sprofondare nella terra specie di interventi di arte territoriale. Rifiuto del «rito di costruire oggetti estetici fini a se stessi»13. Quando far questo ?

La scelta ipogea (o parzialmente ipogea) nei territori europei è certamente diversa dalla esperienza di un Paolo Soleri ad Arcosanti nel deserto dell’ Arizzona (l’idea comunitaria che la sottende ha dei forti limiti applicativi, e così si resta perplessi innanzi all’espressionismo delle forme architettoniche). Invece di grande utilità operativa è il richiamo al «concetto di habitat» che Soleri enuncia nella intervista di Domus. Concetto importante perché «i due elementi che influiscono sulla Terra sono l’agricoltura e l’abitato»14. Problema di dimensionamento dei nuovi pezzi di città, grandezze accettabili, confronto con tessuti saturi, sovrapposizione su questi ultimi di ulteriori quantità edilizie che non aiutano quand’ anche di mirabolante bellezza.

Il costruire sotto terra è una procedura debole del pensiero architettonico (ed urbanistico): con una battuta si potrebbe dire di elegante disinteresse per quanto vi è d’ intorno. Nel senso della rinuncia ad altre affermazioni totemiche a vantaggio di una introspezione che aiuti a continuare nella costruzione della città contemporanea. In altri termini trattasi di procedure di sospensione del giudizio su quanto definitivamente costruito. Abbassare la linea di orizzonte, quasi a coincidere con quella di terra, cortocicuita le strategie tradizionali di occupazione del suolo, mettendo a nudo (se vi sono) le contraddizioni del tessuto consolidato, rinunciando alla costruzione di, più o meno belle, pellicole di rivestimento, e riportando il tema progettuale a concentrarsi sulle necessità del funzionamento interno della composizione. La scelta ipogea è dirompente sia perché mina sotterraneamente le certezze urbane portando ad un diverso livello il tema della relazioni tra parti di città sia perché ripensa il tema del protagonismo dei nuovi manufatti in elevazione. Pur nelle inevitabili differenze di scala, nella enunciazione della procedura non è necessario fare distinzioni tra grandi edifici pubblici e normali edifici privati. Per i primi, la porzione di suolo occupata modificando plasticamente il terreno (come grandi cretti burriani) sarà fondamentalmente operazione di sottrazione a possibili sovrapposizioni in contesti sovente già congestionati. Anche un piccolo edificio pubblico come il freshH2O eXPO a Neeltje Jans (Paesi Bassi) dei Nox Architekten e degli Oosterhuis Associates15, sorta di grande lombrico metallico, che a detta dei progettisti ambisce al superamento del concetti antitetici di naturale ed artificiale, nel suo essere semi-sprofondato nel terreno procede ad precisa scelta di contestualizzazione tra dune ed acqua, con una tensione verso i temi dell’ habitat di cui si diceva precedentemente. Per i secondi, gli edifici privati, mi piace citare a mo’ di esempio la Villa Moledo di Eduardo Souto de Moura16, altro edificio che con il suolo ha un rapporto di compenetrazione protettiva con la facciata sul retro in vetro fronteggiante il grande blocco di pietra scoperto durante i lavori.

Trattasi sempre di operazioni che coinvolgono il paesaggio, naturale o artificializzato, come parte del progetto di architettura quasi come operazione concettuale di land-art.

 

1 La Teogonia di Esiodo nella traduzione di Cesare Pavese, Einaudi 1981, verso 302.

 

2 Victor Hugo, Paris, Introduzions a Paris-Guide, Laffont, “Bouquins/Politiques, pag.11.

 

3 Le Corbusier, Œuvre complète 1946-1952, vol. 5. Edition Girsberger, Zurich 1953, pgg. 24-31.

 

4 Hans Hollein, Progetti sotterranei. Domus 812, pgg. 8-11.

 

5 Teogonia, verso 300.

 

6 Intervista di Dietmar Steiner ad Hans Hollein in Domus 812.

 

7 Kenneth Frampton, Costruzione pesanti e leggere. Riflessioni sul futuro della forma architettonica. in Lotus 99, pgg. 24-31.

 

8 Frampton cita come esempio la Casa Stoclet di Josef Hoffmann a Bruxelles.

 

9 Si rimanda all’articolo citato per l’analisi strutturale dei due manufatti di Mies van der Rohe.

 

10 Domus 812 pgg.12-21.

 

11 Domus 812 pgg.22-29.

 

12 Domus 812 pgg.38-43.

 

13 Kenneth Frampton, op.cit.

 

14 Domus 812 pgg.44-47.

 

15 Quaderns 218, pgg.4-19

16 Casabella 664, pgg.32-39.