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IL TRIBUNALE DI TERAMO “OPERA MODERNA NON MODERNA” (parte seconda)

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https://lucafalconi.it/2010/02/12/il-tribunale-di-teramo-opera-moderna-non-moderna-di-gianfranco-caniggia/

http://lucafalconi.it/2012/11/26/il-tribunale-di-teramo-opera-moderna-non-moderna-parte-terza/

È ora da affrontarsi la problematica della collocazione urbanistica del manufatto architettonico definendo tre assunti:
1. L’edificio nella sua articolazione volumetrica è chiaramente tripartito: il basamento, la rastremazione del piano d’ingresso ed il volume degli ultimi due livelli.
2. Il contesto ambientale in cui l’opera fu costruita è rimasto non modificato sino ai giorni nostri.
3. Dallo studio dei disegni di progetto si scopre non eseguita parte del progetto che avrebbe costruito la relazione fisica, spaziale ed urbana, del manufatto con la città.
Nel ragionare sulla problematica della collocazione nel contesto urbano aiuta la maquette (rinvenuta dimenticata ed ora ben esposta all’interno del Palazzo) da cui chiaramente si evince come il corpo basamentale avrebbe avuto naturale sviluppo nel percorso ponte con doppia rampa pedonale pensato come un’esedra e di cui oggi l’attuale ponticello è solo una patetica imitazione.
Inoltre l’intera area, compresa tra il palazzo ed il ponte san Ferdinando, avrebbe dovuto essere l’ambito spaziale definibile funzionalmente e formalmente come ingresso del Tribunale. Ciò non si è dato.
L’attuale ambito dedicato all’ingresso è quattro volte più ridotto rispetto a quello del progetto di Caniggia.
Sicuramente esiguo ed improprio l’ingresso attuale al palazzo presenta una serie di problematiche funzionali di accesso connesse con continue, pericolose, variazioni della quota pedonale e non ultima si pone la problematica formale propria del decoro del palazzo stesso.

Luca Falconi Di Francesco

 

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